La casa Tugendhat di Brno, progettata da Mies van der Rohe, costituisce uno dei massimi esempi di architettura del Movimento Moderno che si sviluppò in Europa negli anni 20 del del secolo appena trascorso. Il valore peculiare e caratterizzante della casa Tugendhat sta nella concretizzazione di concetti spaziali ed estetici innovatori, che puntano al soddisfacimento delle nuove esigenze dettate dal modo di vivere influenzato dlla produzione industriale moderna. E forse non a caso i committenti di questo edificio furono proprio i coniugi Tugendhat, discendenti, entrambi, da ricche famiglie di imprenditori tessili della città di Brno. I Tugendhat, un anno prima del loro matrimonio, decisero di costruire la loro casa della quale avevano solo un idea approssimativa. Fritz Tugendhat non voleva una casa piena di fronzoli e decorazioni e la stessa moglie Greta desiderava una villa spaziosa e moderna dalle linee luminose ed essenziali. Il terreno sul colle sul quale sorge la villa che, all’epoca, si trovava alla periferia della città di Brno, fu un regalo di nozze del padre di Greta. L’ubicazione della villa quindi il suo colle artificiale e ripido, fu uno dei fattori che influenzò maggiormente Mies nella progettazione della casa. Il lato della costruzione opposto alla strada venne orientato a sud-ovest in modo da avere un panorama completo sul centro della città, includendo nella visuale entrambi i colli che dominano lo skyline di Brno, quello del duomo di S. Pietro e quello sul quale si trova la celebre fortezza dello Spielberg. Alla casa Tugendhat si accede attraverso la terrazzaportico che conduce direttamente al piano superiore, coincidente con il livello stradale. La scala scendendo conduce al soggiorno, sistema di spazi articolati defini- ti da pochi elementi minimi che sembrano ignorare l’idea consolidata di domesticità. Agli ambienti di uso comune sembra infatti mancare il senso di raccoglimento caratteristico della vita privata, tanto che sorge spontanea la domanda se l’architetto tedesco si ponga qualche problema sulla effetti- va vivibilità della casa o se questa non sia invece occasione per sperimentare spazi e volumi liberamente espressi dal suo operare. In realtà nella progettazione della villa per i coniugi Tugendhat, un’influenza fondamen- tale ebbe il concetto di continuità dello spazio senza confini definiti e il senso di apertura degli edifici. Egli stesso nel 1933 asseriva infatti che: “Certamente esistono degli elementi costruttivi dai quali si sviluppa una nuova e più ricca architettura. Questi ci conferiscono un senso di libertà, alla quale non vogliamo più rinunciare. Solamente in questo modo possiamo articolare e aprire lo spazio, legandolo al paesaggio, in modo che venga soddisfatto il bisogno di spazio dell’uomo moderno. La semplicità della costruzione, la limpidezza degli elementi architettonici e la purezza dei materiali diventeranno veicolo di nuova bellezza”. Non si trattò quindi di una semplice realizzazione della teoria della moderna architettura orientata in senso razionale. Con la villa Tugendhat si sviluppò un ambiente che, attraverso una nuova interpretazione dello spazio architettonico, eliminò la distinzione tra interno ed esterno. Mies van der Rohe modificò l’allora concetto di abitazione intesa come semplice insieme di ambienti chiusi, creando invece un ordine che dal punto di vista strutturale esprimesse la possibilità del libero movimento dello spazio. In questo modo gli ambienti davano la sensazione ottica di confondersi tra loro e con la superficie esterna della costruzione, protendendosi quasi senza soluzione di continuità verso l’esterno. Per questo motivo venne utilizzato lo stesso materiale di pavimentazione sia all’interno che all’esterno. Mies van der Rohe riuscì a spezzare il volume unitario del solido, soppiantandolo con una composizione di superfici tese e terse che creavano una atmosfera rarefatta. A questo effetto era giunto utilizzando molti materiali nuovi e insoliti per l’epoca: acciaio inox per i sostegni verticali, murature intonacate e rigorosamente bianche e soprattutto utilizzando una grande quantità di vetro. Un cenno lo merita senz’altro anche l’arredamento della villa di cui è parte integrante, perchè corrisponde pienamente allo spirito e alle intenzioni della costruzione. L’essenzialità dell’arredamento, ad esempio, aveva la funzione di stimolare i proprietari a riconoscere la propria identità e a proiettarsi nell’ambiente circostante, lasciato deliberatamente indefinito. Non tutti i mobili e l’arredamento di casa Tugendhat furono disegnati da Mies van der Rohe. Senza dubbio egli progettò i pezzi più importanti del mobilio, in particolare quei mobili la cui collocazione era definita dalle forme architettoniche degli interni, come ad esempio gli armadi a muro che si trovano nei piani più alti e nelle camere dei coniugi Tugendhat o il divano a quattro posti con il cosidetto tavolo da bridge o il robusto tavolo da pranzo con le solide gambe incrociate in acciaio che si trova nel soggiorno. I pezzi più famosi dell’arredamento prodotti esclusivamente per villa Tugendhat, sono il risultato della collaborazione di Mies van der Rohe con alcuni tra i più famosi designers dell’epoca, come Lilly Reich, Hermann John o Sergio Reugenberg. Oggigiorno risulta però difficile stabilire quanti di questi pezzi sono il frutto di questa collaborazione ma senza dubbio si può sostenere che i progetti e la produzione erano sottoposti all’approvazione, alla scelta dei materiali e ad eventuali modifiche da parte dell’architetto tedesco. Abbandonata dai proprietari nel 1938 alla vigilia dell’occupazione nazista, la villa subì pesanti modernizzazioni postbelliche. Purtroppo la commissione del comune di Brno che deve decidere sui piani per i restauri della villa, non è ancora riuscita a trovare un’accordo per la scelta del futuro direttore dei lavori che dovrebbe curare la documentazione per la concessione edilizia. E cosi uno dei più interessanti lavori di architettura contemporanea della Repubblica ceca, iscritto nel 2001 nella lista dell’Unesco, dovrà aspettare ancora a lungo prima di recuperare completamente lo splendore che gli diede il suo costruttore.

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