La pianta è impostata su di una griglia a maglia quadrata di 4.75 metri di passo con qualche anomalia soprattutto in corrispondenza della rampa centrale, la cosiddetta promenade architecturale, che lega i diversi piani tra di loro, a differenza di una scala fatta di gradini, che invece li separerebbe. Sulla rampa si cammina lentamente, contemplando; ma talvolta il tempo per contemplare manca: così esiste anche una scala che, nel progetto realizzato, assume una plastica forma ad elica. Nel primo progetto, abbandonato, essa era a rampa rettilinea e piuttosto fuori dalla vista: un elemento di puro servizio. Nel primo progetto il passo della griglia era di 5.00 metri, e la rampa rettilinea ci stava; avendolo ridotto (per motivi di budget) a 4.75 metri, la rampa rettilinea non ci sta più ed occorre una soluzione diversa: di qui l’invenzione dell’elica. La griglia ordina la struttura, mentre gli spazi si articolano più liberamente (ma non poi così tanto: solo con piccole traslazioni dai rami della griglia) secondo il principio della pianta libera, che, come si vede, è usato con grande senso di misura dal suo stesso inventore. La scelta strutturale è a travi e pilastri di calcestruzzo armato; anche i solai sono realizzati con lastre piane di calcestruzzo, il che negli anni ha prodotto qualche inconveniente a causa del fenomeno che i tecnici chiamano fluage. Le proprietà della collaborazione tra conglomerato di cemento ed acciaio erano note da circa un secolo, ma solo nei primi anni del Novecento il materiale iniziava a diffondersi come concreta alternativa alle ingombranti strutture murarie ed alle costose strutture metalliche. E’ la libertà dal muro resa economicamente accessibile: da essa quindi non viene solo una innovazione delle tecniche costruttive, pur importante, ma può venire anche un rinnovamento della composizione e della figurazione. Sono anni in cui è di gran voga la redazione di manifesti artistici e sono molti quelli che si dedicano a scrivere intorno alle diverse arti parole che pretendono di essere definitive. Charles-Edouard Jeanneret-Gris lo aveva già fatto nel 1918 sulla Pittura con l’opuscolo Après le Cubisme scritto a quattro mani con il pittore Amédée Ozenfant. Divenuto Le Corbusier lo rifà nel 1926 sull’Architettura con l’opuscolo Les Cinq Points d’une Nouvelle Architecture scritto a quattro mani con il cugino Pierre Jeanneret, socio dello studio parigino di rue de Sèvres. I cinq points (pilotis, toit-terrasse, plan libre, fenêtre en bandeaux, façade libre) sono totalmente tributari alla tecnologia del calcestruzzo armato; e villa Savoye è un edificio-manifesto soprattutto in quanto è un esempio evidente e compiuto di loro applicazione.

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